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04 giu 2016

La potenza della felce maschio

La potenza della felce maschio
Un bandito, il giovane più fiero della Gallura, che nemmeno la giustizia aveva potuto prendere, si era posto in mente di avere i tre fiori della felce maschio, perché se possedevano questi tre fiori, non si poteva morirne, quando si era colpiti dal piombo. 

Per avere questi tre fiori, bisognava andare in un fiume lontano lontano donde non si poteva intendere canto di gallo e, bisognava andare il primo giorno di agosto. Questi fiori sarebbero sbocciati a mezzanotte, ma non bisognava avere nessuna paura per qualunque cosa si fosse presentata. 


Dunque questo bandito, il primo giorno d’agosto, si pone in cammino per andare presso questo fiume; quando era uscito, la nottata era proprio bella, ma a mezzanotte si scatena questa po’ po’ di tempesta: grandine, lampi, tuoni, baleni, lingue di fuoco da tutte le parti, sopra il capo, nei piedi ed egli fermo, aspettando che sbocciasse il fiore. 

Ecco che alla luce d’un lampo, vede che il fiore si sta aprendo, lo raccoglie e aspetta il secondo. Egli aspetta senza spaventarsi per far passare tori, vacche, cinghiali. Ecco che viene un serpente; questo comincia a stringergli la caviglia, la coscia, e a poco a poco arriva al collo e sembra che lo voglia strangolare.

Il serpente se lo guarda fisso negli occhi e manda un fischio stridente, scompare e sboccia il secondo fiore. Il bandito è tutto contento e, credendo di poter liberare così subito subito l’uomo dal piombo, aspetta il terzo fiore. 

Passano pochi minuti, quando in mezzo a quel silenzio, s’intende questo po’ po’ di frastuono, di cavalli e di uomini armati; nel principio il bandito con la speranza è stato fermo al suo posto, ma quando vede accostarsi una frotta di carabinieri, teme, crede che sia scoperto e tira un colpo d’archibugio. Il terzo fiore certamente non è sbocciato, peggio per l’anima dell’uomo che non ha resistito, e il piombo, per conto suo, continua a fare il suo cammino.

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