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25 giu 2016

Mito prometeico del progresso

Mito prometeico del progressoIl mito di Prometeo

Dopo aver foggiato le varie specie di animali, gli dei ordinano ai due giganti Epimeteo (« Colui che ha il senno di poi ») e Prometeo (« Il previdente ») di assegnare ad ogni specie un certo numero di facoltà, in modo conveniente. Si incarica della distribuzione Epimeteo, il quale cerca di dotare le varie specie in modo che le diverse facoltà si bilancino, così da garantire a tutti gli animali, sia pure con mezzi diversi, una pressoché uguale capacità di offendere e difendersi, di procacciarsi il cibo e ripararsi dall' inclemenza del clima.

Senonchè, a distribuzione avvenuta, Prometeo, controllando il lavoro fatto dal collega, si accorge che la specie umana è rimasta priva di doni, nuda, scalza, senza ricovero, ed inerme. Ed ecco Prometeo sottrarre il fuoco ad Efesto e, la sapienza tecnica ad Atena e farne partecipi gli uomini, i quali saranno, così, capaci di provvedere ai propri bisogni escogitando e fabbricando utensili.



Ma gli uomini, pur così partecipi del divino vivono ancora dispersi, incapaci di creare stabili compagini sociali e questo li espone agli attacchi delle fiere e mette in pericolo l'esistenza della loro schiatta.

A questo punto Giove stesso viene in soccorso dell'umanità, inviando Ermes a portare tra gli uomini il sentimento del giusto e la reverenza per l'autorità, e disponendo che tali beni siano distribuiti non come le competenze tecniche (le quali sono state assegnate in modo che ogni arte sia esercitata da pochi a favore di tutti), ma in guisa che tutti ne siano partecipi, giacché senza sentimento del giusto e rispetto dell'autorità nessuna città può sussistere.

L'idea di progresso accompagna costantemente l'umanità verso un'evoluzione migliore, partendo da stadi inferiori, fino a raggiungere quelli più elevati, attraverso un percorso di crescente perfezione.

Durante il Rinascimento, si considera l'idea della verità come prodotto della realtà storica ( Veritatis filia temporis...), seguita dalla disputa su antichi e moderni: esempio Bruno, Bacone e Pascal ritengono che l'uomo moderno, adulto e più informato, rispetto a quello antico, considerato ingenuo.

In seguito, il progresso del sapere si lega alla capacità dell'uomo di dominare la natura tramite la ragione e la scienza. L'elaborazione compiuta del mito prometeico avviene nei secc. XVIII e XIX. L'Illuminismo trasforma la nozione di progresso in un criterio di interpretazione della storia e Condorcet delinea nuove tappe dello sviluppo dell'umanità.

L'evoluzionismo biologico e il Positivismo, inoltre, lo generalizzarono in una categoria esplicativa dell'intera realtà, umana e naturale. Nel sec. XX, inoltre, gli enormi successi della tecnologia non evitano la produzione di una critica della concezione borghese e liberale del progresso, dovuta sia alle contraddizioni della razionalità strumentali (guerre, divari economici tra ricchi e poveri, oltre all'irresponsabilità della civiltà occidentale verso l'ambiente) e, del meccanicismo (indeterminismo, nuovi paradigmi scientifici, basati sul caso e sul caos), sia sulla crisi del Marxismo ( dalla dittatura staliniana al crollo dell'URSS), la cui metafisica della storia è figlia dell'Illuminismo e della Rivoluzione Industriale.

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