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27 lug 2016

La volpe e l'uva ( Ἀλώπηξ καί σταφυλή, Alópex kái staphylé)

La volpe e l'uva
La volpe e l'uva ( Ἀλώπηξ καί σταφυλή, Alópex kái staphylé) è una delle più celebri favole di Esopo.

(Greco)
Ἀλώπηξ λιμώττουσα, ὡς ἐθεάσατο ἀπό τινος ἀναδενδράδος βότρυας κρεμαμένους, ἠβουλήθη αὐτῶν περιγενέσθαι καὶ οὐκ ἠδύνατο.
Ἀπαλλαττομένη δὲ πρὸς ἑαυτὴν εἶπεν· 
Ὄμφακές εἰσιν.
Oὕτω καὶ τῶν ἀνθρώπων ἔνιοι τῶν πραγμάτων ἐφικέσθαι μὴ δυνάμενοι δι' ἀσθένειαν τοὺς καιροὺς αἰτιῶνται.


(Traduzione)
Una volpe affamata, come vide dei grappoli d'uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado.
Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi.»
Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.
Il testo latino, scritto da Fedro, recita invece:
"Fame coacta vulpes alta in vinea / uvam adpetebat, summis saliens viribus. 
Quam tangere ut non potuit, discedens ait:  "Nondum matura est; nolo acerbam sumere."
Qui, facere quae non possunt, verbis elevant, / adscribere hoc debebunt exemplum sibi."

Traduzione:  "Spinta dalla fame una volpe tentava di raggiungere un grappolo d'uva posto sin alto sulla vite, saltando con tutte le sue forze. Non potendo raggiungerla, esclamò: "Non è ancora matura; non voglio coglierla acerba!". 
 Coloro che sminuiscono a parole ciò che non possono fare, debbono applicare a se stessi questo paradigma." 

La volpe e l'uva è stata ispirata da fonti precedenti o, addirittura, dalla tradizione orale. Un proverbio persiano dice: "il gatto che non può raggiungere la carne, perchè afferma che abbia un cattivo odore".

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