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12 lug 2017

Maria Cenere. La fiaba sarda di Cenerentola

Maria Cenere. La fiaba sarda di Cenerentola
La fantasia popolare sarda è ricca di figure femminili, tra le quali spicca Maria Cenere, la Cenerentola sarda. La protagonistadi questo racconto è una bambin,a orfana di madre. Il padre vedovo, si risposò con una vicina di casa, madre di una bimba. 

La matrigna era una donna perfida e gelosa, perché la bellezza della figliastra oscurava la sua figliola, sgraziata e brutta. Maltrattava Maria Cenere e la cibava con pane d'orzo, senza companatico, perché deperisse e si sciupasse, mentre alla figlia faceva mangiare un pane bianco di semola così buono che si scioglieva in bocca. La figliastra aveva, però, una vitella magica. Ogni giorno l'animale trasformava il pane nero, in cibo delizioso. 


La malvagia matrigna non riusciva a capire: ogni giorno la bellezza della figliastra accresceva, nonostante gli stenti a cui era sottoposta. Affaccendata vicino al focolare, la fanciulla era soprannominata Maria Cenere perché era sempre sporca di fuliggine. 

Un giorno, scoperto l'aiuto magico, la matrigna ordinò al marito di uccidere la vitella. Maria Cenere, disperata, chiese - così le consiglio la vacca fatata- di avere dopo la mattanza, la pelle e i piedi della bestia da custodire in una cassa. Passati sette mesi, aperto il contenitore di legno, aveva trovato un vestito bellissimo e delle scarpette incantevoli. Indossato il completo nuovo, si era recata a messa. 

In chiesa era stata invidiata da tutti compresa la matrigna che non l'aveva riconosciuta. Era tornata a casa giusto in tempo per cambiarsi e cospargersi di cenere. Così, ogni settimana sgattaiolava e ogni volta ritornava a casa senza essere scoperta. 

Una volta, durante la sacra celebrazione, il principe la vide e si innamorò perdutamente di lei. Chiese al suo seguito chi fosse, ma nessuno sapeva dargli una risposta. La domenica successiva il figlio del re pensó quindi di buttare un po' di pece sul sagrato della chiesa per catturare qualche traccia di quella sconosciuta giovane. 

Come Maria Cenere uscì da messa perse una scarpetta che rimase attaccata al suolo. Il principe la raccolse e fece promulgare un bando: avrebbe sposato la ragazza che calzava perfettamente la piccola scarpa. 

Maria Cenere di soppiatto infilò un paio di babbucce e, con indosso il solito bel vestito, si recò a casa del figlio del re portandosi dietro la scarpetta che le era rimasta. Il principe la riconobbe. Subito iniziarono i festeggiamenti per il fidanzamento

Al calar delle tenebre, la matrigna gelosa riuscì a sottrarre a Maria Cenere il suo prezioso vestito e a rinchiuderla in una botte. Fece indossare l'abito alla figlia cercando di ingannare, complice l'oscurità, il principe. 

Mentre stava per incominciare la cena, però, Maria Cenere riuscì ad avvertire il giovane promesso sposo simulando il canto di un uccello. L'inganno fu svelato. Matrigna e sorellastra furono esiliate, mentre Maria Cenere sposò il bel principe e divenne regina. 

Il racconto, narrato da Chiarella Rapallo nella raccolta "Il Bandito pentito e altri racconti popolari sardi", è una delle 56 varianti del mito di Cenerentola in Sardegna.  

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