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3 ago 2017

In vacanza con gli animali? Si ma col passaporto....

In vacanza con gli animali? Si ma col passaporto....
Cani, gatti e furetti: senza passaporto si resta a casa. Infatti, sono necessari i “Pet passport”, rilasciati ogni anno, per tutti coloro che desiderano trascorrere le vacanze o, viaggiare con i propri animali. Dall’obbligatorietà del passaporto l’emissione dei documenti, almeno nel Vicentino sembra quasi triplicata. 

Nell’Ussl 8, per esempio il Servizio di Sanità Animale ha rilasciato quest’anno circa 1.500 passaporti. Tra questi una percentuale che va dal 30 al 35 per cento risponde alle richieste della comunità a stelle e strisce. A quanto pare, quando si muovono gli americani viaggiano in molti modi, ma sempre in compagnia del proprio animale. 


Di certo - e non vale solo per gli americani - se avete in programma di viaggiare in Italia o all’estero accertatevi di essere in regola: microchip, vaccino anti rabbia e, passaporto. Il cui costo è accessibile: 12,5 €. 

La normativa rigurda tutti gli animali da compagnia. In caso di errori il rischio è che il vostro amico rimanga ospite in speciali magazzini aeroportuali o doganali. Il che si traduce in uno stress senza precedenti, per gli animali, già provati dal viaggio; e in salate sanzioni e costi di mantenimento per i proprietari. 

Il “Pet passport” dell’Ue non è sempre sufficiente, anzi. Se la legge europea è didascalica e intransigente, fuori dall’Unione è complessa, varia da Paese a Paese, è mutevole e abbraccia un ampio ventaglio di sfumature di severità, obblighi e sanzioni. 

Il discorso cambia ancora per gli animali considerati d’affezione, tipo iguana o tartarughe, per il cui trasferimento, viaggio o esportazione si fa riferimento alla Convenzione di Washington (Cites). Fermo restando i casi specifici recarsi a New York con un cane, un gatto o un furetto richiede una preparazione diversa rispetto a un viaggio a Città del Capo; raggiungere Sydney è molto più impegnativo che arrivare a Marrakech. 

Alcune compagnie aeree, per esempio, chiedono dei certificati di buona salute. «Bisogna essere aggiornati e ordinare la documentazione in tempo utile», ricorda Enrico La Greca, direttore del Servizio di sanità animale dell’Ulss 8. 

«Nei Paesi extra europei potrebbe essere necessario un certificato di esportazione. In tutti i casi è necessaria la vaccinazione antirabbica eseguita da almeno 21 giorni. Altre volte è necessario anche verificare e registrare sul passaporto il funzionamento del vaccino con un esame del sangue». Ci sono dei casi limite, ancora, dove la preparazione richiede almeno sei mesi. Parliamo dell’Australia, dove la severità della legislazione e lo scrupolo dei poliziotti raggiungono apici bizantini. «Intendiamoci - riflette La Greca -, nessuna difficoltà è insormontabile, tutt’altro. Ma consideriamo sempre le condizioni di salute del cane, la razza e la destinazione delle nostre vacanze. Da questo si dimostra anche la consapevolezza che un animale domestico è un componente della famiglia».

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