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24 ott 2015

Casa di bambola (Et dukkehjem) di Henrik Ibsen

Casa di bambola (Et dukkehjem) di Henrik Ibsen
Henrik Ibsen ha ideato "Casa di bambola (Et dukkehjem)" nel 1879, ad ad Amalfi, durante una vacanza.
L'opera è stata rappresentata il 21 dicembre 1879, a Copenaghen.
Si denota da subito una critica, aspra e al vetriolo, inerente i tradizionali ruoli dell'uomo e della donna, nell'ambito del matrimonio, in epoca vittoriana. 



Ibsen, infatti, affermava: 
«Ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un'altra completamente differente in una donna. L'una non può comprendere l'altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo.».
Questo spettacolo è stato presentato numerose volte.
Eppure il tocco magico è stato datoda un' attrice russa (Alla Nazimova), nel 1907. 
Nel 1922, dal teatro si passò, con la stessa protagonista, al cinema. 
La Rai trasmise quattro edizioni della commedia, interpretate, nel ruolo di Nora, da Lilla Brignone, Giulia Lazzarini, nel 1968, Ottavia Piccolo e Micaela Esdra, nel 1986.

Nora, protagonista femminile, si comporta come una bambina capricciosa che gioca e si diverte tutto il giorno.
Si arrabbia per futili motivi, come, ad esempio, quando il marito le proibisce di mangiare dolci.

Nora capisce, ad un certo punto, che suo marito non era la persona che lei credeva che fosse. 
Il ruolo della donna, in quel matrimonio, durato 8 anni, è stato quello di una bella marionetta costretta a vivere in una casa di bambola. Torvald, suo marito, la chiama incessantemente "allodola", considerandola alla stessa stregua di un animale domestico molto rumoroso e vivace; un vezzeggiativo da accollare al linguaggio del maschilismo più retrivo.

Nora è ricattata da Krogstad a causa di un prestito illecito che lei aveva contratto, falsificando la firma del padre, per salvare la vita di suo marito. Quando Torvald scopre la verità, si tormenta perchè non vuole perdere la propria reputazione. Quest'angoscia annebbia ogni altro pensiero e, in preda alla disperazione, dichiara a Nora che allontanerà quella che considera un'indegna moglie, dalla cura dei suoi figli, senza riconoscere che il gesto, anche se compromettente, era stato dettato dall'amore per lui.

Grazie all'intervento di un'amica di Nora, che dichiara a Krogstad di volersi sposare con lui, il ricatto che minacciava la famiglia della protagonista viene annullato. Torvald, appena appresa la felice notizia perdona all'istante sua moglie. 
Per Nora, però, la vita non può ritornare ad essere quella di prima: è troppo tardi. 
Tutte le sue illusioni sono state tradite e le sue certezze infrante. Ella decide, quindi, di abbandonare suo marito in cerca della sua vera identità e, come dice lei stessa a Torvald, per «...riflettere col mio cervello e rendermi chiaramente conto di tutte le cose».

L'autore descrive nei suoi appunti la sua decisione dicendo: 
«Depressa e confusa dalla sua fede nell'autorità, perde la sua fede nella sua correttezza morale e nella sua capacità di crescere i suoi figli. Una madre in una società contemporanea che proprio come certi insetti che fuggono e muoiono quando compiono i loro doveri nella propagazione della loro razza.»

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