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16 ago 2018

Thor Sconfitto

Thor Sconfitto
Il cielo rumoreggiava paurosamente e la terra era battuta da violenti temporali: il carro di Thor, trainato dai fenomenali capri, stava dirigendosi ancora una volta nella terra dei giganti. Spinti dalla noia, Thor ed il suo inseparabile compagno di viaggi, Loki, erano partiti da Asgardh alle prime luci dell'alba per un'ennesima avventura. 

A sera, spossati dalla fatica del lungo viaggio, i due divini viandanti giunsero nei pressi della casa di un umile contadino. Qui, desiderosi solo di riposarsi e di rifocillarsi, decisero di passare la notte. Poco più tardi - era quasi ora di cena - l'imponente signore del tuono prese i suoi due magnifici capri e con un colpo secco li uccise. 

Dopo averli accuratamente scuoiati con un affilatissimo coltello, badando a non intaccarne la pelliccia, Thor li immerse in una enorme pentola, occupandosi personalmente della loro cottura. Quando i due animali furono cotti a puntino, Thor invitò a cenare con lui il contadino, sua moglie ed i loro due figli, Thialfi, detto il «veloce», e Róskva. 

Thor Senza Martello

Thor Senza Martello
Narrazione sapidamente burlesca., con delle punte grottesche esitaranti, il racconto che segue presenta l'altra faccia di Thor. Gigante burbero e violento, il signore del tuono è talvolta un personaggio bonario e bonaccione, fino ad assumere i contorni di una vera e propria figura comica. 

Tuttavia, anche in questo caso, complessi e stratificati appaiono i piani simbolici collegabili ad altre lontane tradizioni (il motivo del travestimento femminile del dio, ad esempio). Quella mattina Thor era nervosissimo: si era appena svegliato e non trovava più il suo martello, il prodigioso Mjóinir. 

Il sangue, simile ai frutti tempestosi di un fiume in piena, scorreva impetuoso nelle sue vene: tremende vampate gli salivano alla testa, rosseggiando ancor di più la fulva chioma. Preda di una rabbia smisurata, furibondo come non mai, Thor tormentava con le possenti mani nodose la sua barba, scuotendola ed attorcigliandola senza sosta. 

I suoi passi rintronavano in tutta Asgardh causando spaventosi terremoti che, terribile eco dell'ira divina, scuotevano anche la terra. Infine, con un urlo bestiale, sonora propaggine della sua disperazione, Thor chiamò Loki, il signore d'ogni astuzia, l'unico che poteva aiutarlo a scoprire l'autore del sacrilego furto. 

Esperto negli inganni e conoscitore profondo della malvagità, Loki capi subito che il colpevole era da ricercarsi nello Jótunheim, la terra dei giganti. 

Thor Contro Il Serpe Del Mondo

Thor Contro Il Serpe Del Mondo
Giovane baldanzoso ed impaziente di sfogare la sua vitalità, Thor non riusciva mai a stare fermo. Sempre in giro per il mondo, ricercava continuamente occasioni per mostrare la sua forza ed affrontare i suoi nemici principali, personificazioni del male di questa terra: i giganti ed i mostri. 

Questo lo spirito che lo animava quando, alle prime luci dell'alba, era partito senza il suo seguito con il fermo proposito di catturare il serpe del mondo, stanandolo dagli abissi marini. Dopo aver marciato tutto il giorno, il dio giunse, stanco ed affamato, presso la dimora del gigante Hymir: chiese ed ottenne ospitalità per la notte. All'alba, quando era ancora a letto, Thor sentì dei rumori: il gigante, come era solito fare, si preparava per andare a pescare. 

L'intrepido giovane dalla barba rossa - tale l'aspetto di Thor - si avvicinò a Hymir e, con tono deciso, si offrì di accompagnarlo. Un poco infastidito dall'ardire dell'intraprendente giovanotto, Hymir gli rispose che era ancora acerbo per simili faccende «da grandi»: senza dubbio, una volta in alto mare, avrebbe avuto paura delle montagne d'acqua rovesciate dall'oceano durante la burrasca. 

Il potente signore del tuono, irritato da tanta arroganza, a stento represse la sua collera rinunciando a mettere mano al suo martello, e pensando al suo obiettivo principale, ribatté che non sarebbe stato certamente lui a chiedere di tornare a terra. 

Il gigante, sorpreso e divertito da tanta giovanile spavalderia, accettò di portarlo con sé, dicendogli che i marosi avrebbero ridimensionato la sua irruenza. Allora il novello pescatore, volendo attrezzarsi nel modo migliore, chiese al gigante quale era l'esca più adatta. Hymir, prendendolo bonariamente in giro, gli indicò una mandria di buoi che stava pascolando li vicino. 

Thor Contro Geirrodhr

Thor Contro Geirrodhr
Nei suoi avventurosi viaggi nelle terre dei giganti, Thor è spesso accompagnato da Loki, il più astuto e malvagio degli dèi. 

Anche questa avventura ha un suo antecedente che vede come protagonista il perfido Loki, finito nelle grinfie di un gigante a causa della sua sfrontatezza. 

Dopo aver a lungo insistito ed adoperando tutto il suo doppio eloquio, Loki era riuscito a realizzare uno dei suoi sogni: aveva convinto la moglie di Odino, Frigg, a prestargli il suo magico manto di penne di falco. Ora, travestito da improbabile rapace, poteva sorvolare senza troppi pericoli le terre dei giganti ed esplorare i loro possedimenti. 

Così, inseguendo le sue recondite curiosità, il dio pennuto si era da poco librato in volo ed assaporava l'ebbrezza di quella celestiale nuova dimensione, quando scorse il palazzo di Geirrddhr, il potente re dei giganti. Sentendosi sufficientemente protetto dal suo travestimento, Loki si affacciò ad una finestra del palazzo reale e, attratto dallo spettacolo fastoso della corte, penetrò nell'immenso salone. 

Pensava che, volando in alto, forse non si sarebbero nemmeno accorti di lui. Ma quell'insolito e goffo uccellaccio non poteva certo passare inosservato: fu proprio Geirrddhr a scorgerlo per primo, ordinandone immediatamente la cattura. 

Singolar Tenzone Contro Hrungnir

Singolar Tenzone Contro Hrungnir
I singolari particolari che arricchiscono questo ennesimo episodio delle gigantomachie di Thor (si vedano, ad esempio, il cuore tricornuto del gigante e la costruzione di un colosso d'argilla), hanno dato luogo ad elaborate interpretazioni. 

Probabilmente, rimanendo nel campo delle ipotesi, nelle trame narrative si cela anche la descrizione di una mitica iniziazione di grado superiore, durante la quale Thor - guerriero prototipico - deve dimostrare il suo coraggio in quello che è il suo primo duello «ufficiale». 

Accadde che un giorno Odino si trovasse a passare nella terra dei giganti. In groppa a Sleipnir, il magnifico destriero ottipede, il padre degli dèi cavalcava fieramente nei cieli dello Jdtunheim. 

L'elmo d'oro massiccio che rifletteva i raggi del sole sulla terra non poteva certo passare inosservato: tutti i giganti guardavano, estasiati e sorpresi, quell'insolito spettacolo, chiedendosi chi poteva mai essere il misterioso cavaliere celeste. 

Hrungnir, forse un po' invidioso, saltò in groppa a Gullfaxi, uno stallone dai muscolì guizzanti e - particolare che accresceva la sua bellezza - dalla criniera fatta di lucentissimi aurei filamenti. Il gigante, sicuro di sé, si avvicinò al divino cavaliere e, con tono sprezzante, gli disse che si, certo, aveva un bel cavallo, ma non poteva assolutamente competere con il suo. 

Odino, offeso da tanta spavalderia, per tutta risposta spronò Sleipnir e, veloce come il fulmine, scattò in avanti, sfidandolo. Per nulla intimorito, ignaro del magico trotto di Sieipnir, Hrungnir lo inseguì, lanciandosi in una corsa spericolata tra monti e valli sconosciute. 

Ma sebbene Gulìfaxi galoppasse più veloce che mai, non riusciva a raggiungere il grigio destriero: le sue otto zampe gli davano uno slancio incredibile, muovendosi freneticamente senza il minimo sforzo. Cosi, in brevissimo tempo, i due cavalieri furono davanti ai cancelli di Asgardh e, senza nemmeno accorgersene, Odino trascinò nella cittadella divina il gigante ed il suo cavallo. Ossequiosi alle sacre regole dell'ospitalità, gli dèi offrirono da bere a Hrungnir. 

E, considerata la gigantesca corporatura dell'ospite, lo servirono con i possenti calici da cui era solito bere Thor. Il gigante, che era rimasto senza fiato a causa dell'eccezionale sgroppata, si scolò parecchi tini di idromele, la preziosa bevanda divina. 

Ma non era abituato ad un simile nettare: ormai del tutto sbronzo, iniziò a fare il gradasso; disse che avrebbe preso la Valhalla e la avrebbe portata con sé nella terra dei giganti; avrebbe sprofondato nelle viscere della terra l'intera Asgardh e disperso tutti gli dèi tranne Freya e Sif: le bellissime dee avrebbero allietato i suoi giorni.