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09 feb 2016

Il giorno del ricordo: Foibe, per non dimenticare le vittime innocenti ( 10 febbraio 2016)

Le foibe erano fosse comuni, utilizzate per esecuzioni collettive.

I prigionieri venivano solitamente legati a coppie sull'orlo di questi terribili inghiottitoi carsici e uccisi a colpi di mitragliatrice. Le prime vittime sono state registrate nel '43 nei territori dell'Istria.

I partigiani delle formazioni slave o, persone vicine all'ideologia comunista, fucilarono o gettarono nelle foibe centinaia di cittadini italiani, considerati “nemici del popolo”.

Queste esecuzioni, però, ebbero la loro massima intensità nei quaranta giorni dell'occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell'Istria, nel '45. I crimini ebbero per vittime militari e civili italiani, sloveni e croati.Tutti arrestati, deportati, torturati e infine fucilati. 
Il motivo di questa pulizia etnica è da ricercarsi a ridosso della fine della I Guerra mondiale.
Essa mutò radicalmente gli equilibri politici internazionali e ridisegnò i confini geografici di numerose nazioni. Dopo l'avvento del fascismo, al potere in Italia, tutte le minoranze nazionali e linguistiche presenti in Italia, subirono una violenta campagna razzista. Vennero, infatti negati i diritti fondamentali dell'uomo. Nacque, inoltre la fase di italianizzazione forzata

Verso la minoranza slava, il regime mostrò un'ostilità dettata da un profondo disprezzo discriminatorio.  Il programma di snazionalizzazione, imposto dal Fascismo, portò alla soppressione totale delle istituzioni nazionali slovene e croate; al divieto dell'uso del serbo-croato e; all'imposizione dell'italiano come unica lingua nelle scuole e negli uffici pubblici. 

Venne attuata l'italianizzazione delle principali città con il trasferimento in esse di popolazione italiana. Nelle scuole furono licenziati gli insegnanti di madrelingua e, non vi fu possibilità di assunzione lavorativa per gli impiegati sloveni, negli uffici pubblici. Scomparso ogni diritto a tutela della identità slava. L'italianizzazione forzata  colpì persino i cognomi. Anche la gerarchia ecclesiale vaticana aderì a questa politica, rimuovendo dall'incarico i vescovi slavi di Trieste e Gorizia e, abolendo l'uso della lingua slovena nelle funzioni liturgiche e nella catechesi.

In seguito l'occupazione nazifascista scatenò in Jugoslavia una vera e propria campagna di terrore e, di caccia alle streghe. Dopo l'invasione, si inasprì ulteriormente la repressione da parte di Polizia, Magistratura e Militari.  Nacquero organizzazioni per difendere i diritti sloveni e croati e, per ottenere l'indipendenza dagli altri stati, come il Movimento di Liberazione, che proclamò nel `43 i territori delle province di Trieste, Gorizia, Pola e Fiume annesse rispettivamente alla Slovenia ed alla Croazia.

Nei territori appartenenti all' Istria, nel settembre 1943, alcune centinaia di persone tra cui fascisti italiani, slavi e soldati tedeschi, furono giudicati colpevoli di crimini contro la popolazione locale e, quindi passati per le armi dai partigiani slavi e italiani e i loro corpi infoibati. La propaganda fascista parlò, allora come oggi, dello sterminio etnico di migliaia di italiani. 


« ...già nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell'autunno del 1943, si intrecciarono "giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento" della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia. Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una "pulizia etnica". »
(Discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della celebrazione del "Giorno del ricordo". Roma, 10 febbraio 2007)

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