La seconda guerra mondiale è finita da poco, ed il ventiduenne Stingo giunge a New York dal profondo sud per trovare il modo di dare sfogo ad un impetuoso talento letterario.
La sua prima opportunità nel campo editoriale, come “redattore subalterno” si rivela però un vicolo cieco, e la perdita del lavoro e della relativa paga, per quanto misera, lo costringe al trasferimento in una pensione di Brooklyn, nel quartiere a maggioranza ebraica di Flatbush.
Qui si trova a fronteggiare il tormento di ogni aspirante scrittore, la pagina bianca, a cui si aggiungono le stranezze di alcuni coinquilini, tra cui la coppia che ogni tanto lo rende partecipe di litigi ed amplessi alquanto rumorosi.
Il travagliato rapporto tra il brillante e lunatico Nathan e la dolce e remissiva Sophie coinvolge presto il giovane Stingo, rendendolo partecipe delle loro storie, in particolare di quella della giovane donna, di cui finisce inevitabilmente per subire il fascino.
Nei suoi ricordi si mescolano gli episodi tragici e dolorosi della giovinezza in Polonia con quelli più recenti, che riguardano il singolare incontro tra i due amanti. La storia di Sophie inizia a Cracovia, in una famiglia di intellettuali mitteleuropei che la guerra e l'invasione nazista spazzano via, privandola di genitori e marito, e conducendola nell'inferno di Auschwitz, esperienza di cui comprensibilmente parla poco.
Mentre ricorda volentieri gli eventi che l'hanno portata ad incontrare il suo salvatore ed attuale compagno Nathan, che ama incondizionatamente, malgrado il comportamento sconcertante. Nel frattempo il giovane scrittore sembra aver trovato la giusta ispirazione, e le pagine bianche cominciano a riempirsi, grazie anche allo stimolo dell'amicizia con queste due persone straordinarie.
E nemmeno una tragicomica disavventura a sfondo sessuale con una loro amica pare in grado di rovinare il momento magico.
Ma i gravi problemi di umore di Nathan si ripresentano sotto forma di una crisi improvvisa e furiosa, che si riversa soprattutto su Sophie.
Tra le tante offese, una in particolare la ferisce profondamente, quella di essere sopravvissuta all'inferno del lager grazie a compromessi infami. Perché la furia di Nathan ha colpito nel segno, la reticenza di Sophie su quel periodo della sua vita è legata infatti anche al senso di colpa per aver tentato di ingraziarsi il comandante del campo, Rudolf Höß, sfruttando il passato antisemita del padre, tentativo peraltro fallito.